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Un'iniziativa promossa da Fahrenheit [·]. Consiglio Studentesco dell'Università dell'Aquila. CNGEI e Protezione Civile Libri di testo per gli studenti universitari
sono da spedire a UniLiber c/o CPO via Saragat 7
67100 L'Aquila
*
per la Biblioteca ambulante per l'Abruzzo [·] spedire i libri a » Circolo ARCI
Fermo deposito Centi Colella SDA
67100 L'Aquila
*
Coordinamento per il servizio di volontariato Abruzzo emergenza terremoto [·]
*
Save the Children [·] organizza le attività per aiutare i bambini a superare il trauma del terremoto
*
Si può fare ancora molto per l'arte e l'ambiente dell'Abruzzo terremotato [·] volontariato LEGAMBIENTE

Un ricordo
A 25 anni dalla morte



Enrico Berlinguer
Sassari. 25 maggio 1922 – Padova. 11 giugno 1984


«Noi siamo convinti che il mondo, anche questo terribile, intricato mondo di oggi può essere conosciuto, interpretato, trasformato, e messo al servizio dell'uomo, del suo benessere, della sua felicità. La lotta per questo obiettivo è una prova che può riempire degnamente una vita. Compagni, proseguite il vostro lavoro... casa per casa... strada per strada... »
(Enrico Berlinguer, 7 giugno 1984)

Il Partito comunista italiano è un Paese pulito in un Paese sporco, un Paese onesto in un Paese disonesto, un Paese intelligente in un Paese idiota, un Paese colto in un Paese ignorante, un Paese umanistico in un Paese consumistico.
(Pier Paolo Pasolini)
archivio
direfarebaciare
è un luogo di sconfinamenti e di sogno . di incontro e di scambio . tra persone
che ostinatamente non intendono rinunciare all'utopia né tantomeno separare
il pensiero dall'azione.
A sinistra, a destra, in tv e sui giornali stiamo assistendo all'uccisione del sentimento di verità: siamo in pochi a sporcarci davvero le mani mentre sarebbe necessario che molti si schierassero, in politica così come nel sociale [...]



Ivan Della Mea canta L'internazionale nelle versioni di Franco Fortini

ciao, Alberto


Viene cantando col suo
lamento di piccola
sirena, viene dai silenzi del
fondo
dove sguscia la roccia dal
nido
di remote tracce e cristalli
ciechi.
Come potranno le reti
imbrigliarne
i sogni? Angeli d'umide
maglie. Doni.

(Alberto Cappi, 1940-2009)

agenda
INEQUI-libri rassegna a cura di Armunia Festival [·]

Castiglioncello (LI)
Castello Pasquini

venerdì 3 luglio 2009
ore 17.30
Antonio Moresco presenta Canti del caos
e l'attore Ciro Carlo Fico
ne interpreta due canti

sabato 4 luglio 2009
ore 17.30
Giovanni Giovannetti e Antonio Moresco presentano
la casa editrice Effigie
e il libro Zingari di merda

* * *

Dieci anni di NdA
festa di compleanno


lunedì 6 luglio 2009 Rimini
in collaborazione con Assalti al Cuore festival di musica e letteratura
ore 18 Libreria IndipendenteMente Interno4
In Mongolia in retromarcia
ore 21 Lapidario Romano del Museo
Immagine di città Omaggio a Walter Benjamin
partecipano
Emidio Clementi. Daniele Maggioli. Marco Mantovani. Roberto Naccari. Massimo Zamboni
info www.ndanet.it [·]

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valle lomellina
viaggio in romania
vito sabato
walter veltri
william sieghart
ze city
zingari

per trovare un nome
o una frase




Storia di educazione alternativa in Ecuador
da Quito, Camilla Nanna e Nicola Signorini


Nel quartiere La Dolorosa di Chilibulo, a Quito, c'è una piccola casa ai piedi di una collina. La storia di questa casa si intreccia con quella di un gruppo di studenti universitari che decisero di mettere in pratica i loro ideali. Però non sono loro i veri protagonisti di questa storia. Siamo negli anni settanta e si costituisce un gruppo chiamato "Juventud Unida" che inizia a lavorare nella zona Sud di Quito. Giovani che parlano ai giovani e che insieme cercano alternative alla vita comune del quartiere. Il gruppo inizia così a tessere profonde relazioni con la gente del posto, a conoscere e comprendere la storia di questa parte periferica della città. Il contatto con questa realtà li porta a porre domande e ad investigare sulle necessità della comunità.
Alla domanda «Di che cosa avete realmente bisogno? », la risposta fu «Imparare a leggere e scrivere».
Questo processo di investigazione partecipativa è il vero protagonista e il filo conduttore della storia. Inizia quindi un processo di alfabetizzazione in cambio di ospitalità nel quartiere. Padri e madri di famiglia, terminato il lavoro, prendevano parte a classi serali alle quali spesso partecipavano anche i loro figli, che incuriositi seguivano i genitori. Il tempo passò e quei giovani studenti diventarono a loro volta padri e madri, e si domandarono se fosse giusto consegnare i propri figli ad un sistema educativo che annullasse la loro creatività, o se fosse possibile un modello alternativo, una alternativa visione del mondo.
Il contesto politico dell'Ecuador caratterizzato in quegli anni da un governo totalitario e un'opposizoine militante, rese necessaria la sistematizzazione della loro esperienza nell'insegnamento della lingua e nell'educazione infantile, per evitarne la scomparsa.
sabato, 04 luglio 2009 - link - commenti
ufficio oggetti smarriti - catalogo n. 10
di Alessandro Zaccuri


Della bellezza non ci fidiamo più. Sospettiamo che ogni capolavoro nasconda un codice segreto, un messaggio cifrato, un complotto, qualcos’altro – qualsiasi cosa, ma non quello che vediamo, ascoltiamo, leggiamo. Non ci fidiamo più, non ci basta più. Siamo o non siamo postmoderni? Siamo o non siamo postumi rispetto a ogni tradizione, a ogni insegnamento ricevuto, a ogni convinzione condivisa? Siamo gli ultimi a essere stati ingannati, i primi ad aver aperto gli occhi. Quello che è stato non ci basta, non possiamo accontentarci di come ce l’hanno raccontata finora. Ed ecco allora Leonardo templare, Shakespeare assassino, Gaudí eliminato per intrighi oscuri. Volendo completare l’elenco, poi, ci sarebbe pure Cristoforo Colombo, che artista non era, ma resta pur sempre un tipo poco affidabile. Anche se in realtà, in quest’ultimo caso specifico, il buon Totò aveva già provveduto ad autodenunciarsi. Ve la ricorderete anche voi, no? la scena della tortura, con il principe de Curtis che, pur di essere lasciato in pace, ammette tutto, perfino di aver scoperto l’America. Codice svelato, complotto sventato.
Con i capolavori, noi, facciamo altrettanto. Li torturiamo, li torchiamo come si meritano, li costringiamo a cantare.
venerdì, 03 luglio 2009 - link - commenti
(e se superi la prova ardua del mare, poi ti tocca l’attesa del muro)
di Marco Ciriello


Alba con cane. Potrebbe essere il titolo di un racconto di Richard Ford, invece è il mio inizio, nel senso di come è cominciata la giornata a Portopalo. Quando sono arrivato sulla spiaggia era notte fonda e non c’era nessuno. Ho attraversato il paese fino al mare, camminato un po’, e dopo sono tornato in macchina a dormire. Ho girato l’auto puntando l’Africa, poi son crollato. Capo Passero è la culla del mio sonno frammentato. Sulla sinistra c’è la Grecia, di fronte la Libia, sulla destra la Tunisia, a poche bracciate l’isola di Malta. Cado, riordinando la mappa geografica della mia immaginazione. Quando ho riaperto gli occhi era l’alba e appena lasciato l’auto c’era il cane. Sembrava stare lì apposta e da tempo, custode del mio sonno e pronto a scortarmi, mi ha seguito lungo la spiaggia, e poi fino al faro. È passato come me silenzioso e discreto fra i giostrai che ancora dormivano, avvolti e miti come dervishi stanchi. Ha visto i pescatori armeggiare con le reti e l’apertura dei bar, guadagnandosi la colazione come un amico di vecchia data che abita qui e mi è venuto a prendere per accompagnarmi in questa passeggiata mattutina. È un bastardino di pelo rossiccio e occhi di brace, ma non abbaia, si lascia accarezzare e non è ruffiano, fossimo in Russia e non sulla punta orientale della Sicilia direi che è un diretto discendente di Kastan’ka il cane di un racconto di Cechov. Un ottimo improvviso compagno, in un giorno che ha i toni del grigio anche se in cielo c’è un rosa a strati mescolato alle nubi e al blu che si va schiarendo man mano che il giorno avanza. C’è un leggero vento, non fastidioso, è la musica del mattino e gioca a favore della malinconia.
Non mi va di fare il bagno in queste acque. Quando Pasolini arrivò quaggiù erano immacolate, l’Africa ancora terra madre, fascino e mistero. Se ti allunghi la senti respirare affannosa, l’Africa, oltre il mare e se guardi a cuore allora puoi anche vedere i morti di Portopalo, i loro corpi in fondo al mar, i pesci che piluccano, l’acqua che consuma e non lenisce il dolore e il relitto della nave, era la notte di natale e questa non è una storia d’estate. Per oggi il suo nome è ricordare.
giovedì, 02 luglio 2009 - link - commenti (1)
Eppure lo sapevamo anche noi...


[Erri De Luca. Cimitero di Lampedusa. "Chetempochefa" 20 maggio 2009]

...l'odore delle stive l'amaro del partire
Lo sapevamo anche noi e una lingua da disimparare
e un'altra da imparare in fretta prima della bicicletta
Lo sapevamo anche noi
e la nebbia di fiato alla vetrine e il tiepido del pane e l'onta del rifiuto
E sapevamo la pazienza di chi non si può fermare
e la santa carità del santo regalare
Lo sapevamo anche noi il colore dell'offesa e un abitare magro
e magro che non diventa casa
e la nebbia di fiato alla vetrine e il tiepido del pane e l'onta del rifiuto
Lo sapevamo anche noi questo guardare muto.
(Gianmaria Testa, Ritals)
mercoledì, 01 luglio 2009 - link - commenti (1)
di Giovanni Giovannetti


È domenica e Dumitru non è andato a lavorare. Non per santificare la festa ma perché lavora in nero sette giorni la settimana per meno di 3 euro e 50 l’ora, e si sente molto stanco. Domani il suo italianissimo principale gli rinfaccerà l’assenza e magari gli dirà che la prossima settimana lo caccerà. Passano a prenderlo alle 5 del mattino e quando va bene fa ritorno dal cantiere dopo le 8 di sera. Dumitru è rumeno e fa una vita di merda, come tutti quelli a cui tocca di lavorare per vivere. Ma può consolarsi leggendo sui giornali di lavoratori rumeni folgorati da una scarica dell’alta tensione a Cascina Maida di Mede; o di muratori egiziani reclutati a giornata in piazza Lotto a Milano e morti poco dopo il crollo di una impalcatura; oppure la storia di un suo connazionale morto a Torino schiacciato da una lastra di metallo che si era sganciata da una gru; o di quell’altro narcotizzato e poi ammazzato dal datore di lavoro che, poco prima, l’aveva convinto a stipulare un’assicurazione sulla vita della quale avrebbe beneficiato proprio lui, il carnefice. Sembra un film dell’orrore, ma è tutto vero.
Le chiamano “morti bianche”. Nel 2007 in Italia se ne sono avute 1.170 di cui 170 sono immigrati. Una cifra di poco superiore a quella del 2008: 1.120, un morto ogni otto ore, quasi il doppio della media europea. Le “morti bianche” sono una vera e propria emergenza nazionale, al contrario degli omicidi, che sono in costante calo. Gli stranieri in Italia sono il 6,7 per cento della popolazione ma la percentuale dei lavoratori immigrati morti sul lavoro o andando al lavoro sale al 14,5 per cento: più del doppio! Dal 2003 al 2006 l’Italia ha contato 5.252 morti di questo segno e colore; negli stessi anni, i militari della coalizione uccisi nella guerra del Golfo sono stati “solo” 3.520. Allargando l’orizzonte, dal 1951 al 2007 in Italia i morti sul lavoro sono stati 154.331 e 66.577.699 i feriti. Non sono un caso, ma «la conseguenza di una cultura economica e organizzativa che non ritiene ragionevole una spesa per la sicurezza volta a evitare anche il minimo rischio di incidenti» (dal Rapporto dei diritti globali, 2008).
martedì, 30 giugno 2009 - link - commenti (2)
É successo anche a me
di Tiziano Scarpa


Vi voglio raccontare una cosa che mi è successa. E un'altra che è successa a Silvio Berlusconi. In tutti e due i casi, si tratta della stessa cosa.
L'anno scorso scrissi una pièce per il Napoli Teatro Festival. Si intitolava L'inseguitore.
Lo spettacolo è andato in scena al Ridotto del Mercadante di Napoli, in una sala larghissima e poco profonda: il pubblico era seduto su un'unica fila di una ventina di metri. Gli attori recitavano in bocca agli spettatori.
Sette mesi dopo, lo spettacolo è stato ripreso in alcuni grandi teatri del Veneto. Non disponendo essi di ridotti né di altre piccole sale secondarie, il regista ha deciso di riproporre comunque l'esperienza molto intensa del Mercadante (pochi spettatori a ridosso degli attori), con un espediente: facendo sedere il pubblico sul palcoscenico.
È stato in queste condizioni che mi sono ritrovato ad assistere di nuovo, dopo un bel po' di tempo che non lo vedevo, alla messa in scena dell'Inseguitore: entravo in teatri molto grandi, dove la platea era una distesa deserta, e il boccascena sembrava davvero una bocca, una bocca spalancata con una fila di denti, gli schienali delle poltroncine montate direttamente sull'orlo del palcoscenico. L'effetto, visto dalla platea, era di una scena che avesse risucchiato fisicamente il pubblico dentro di sé.
Ho rivisto L'inseguitore così, aspirato dal palcoscenico, imbevuto dalle luci di scena che lambivano anche me: allucinato dal mio stesso sogno.
Mi sono messo un po' in disparte, dietro gli spettatori, li vedevo risucchiati dentro questa mia storia, dentro questo mio sogno (per di più, il protagonista in questo dramma si addormenta due volte e sogna, quindi l'effetto di assorbimento onirico era ancora più forte). Ho ammirato fino alla commozione la messa in scena di Arturo Cirillo e dei suoi attori. E sono stato scosso da questa forza risucchiante della scena, che ha ingoiato gli spettatori dentro di sé.
Ma mi sono sentito anche la causa di una strana violenza. Che diritto avevo, io, di risucchiare le persone dentro una mia invenzione, dentro un mio sogno? Quale forza faceva sì che quella cinquantina di spettatori fossero stati aspirati fisicamente lì sopra, sul palcoscenico, dentro un mio fantasticamento, dentro la scena mia e di Arturo, dei suoi attori e scenografi e direttori delle luci?
lunedì, 29 giugno 2009 - link - commenti
di Carmine Fotia


Con Zingari di merda (Effigie) Giovanni Giovannetti e Antonio Moresco si sono aggiudicati il Premio L’albatros Città di Palestrina, uno dei più prestigiosi riconoscimenti alla letteratura di viaggio. Il premio è stato condiviso ex equo con Simona Vinci, autrice di Nel bianco (Rizzoli). La giuria era composta dagli scrittori Filippo Tuena e Francesco Abate, dai giornalisti Carmine Fotia e Giampaolo Visetti e dalla direttrice della Casa delle letterature di Roma Maria Ida Gaeta. La consegna si è svolta a Palestrina sabato scorso, nella splendida cornice della  Cavea del Museo archeologico. Tra i vincitori delle passate edizioni ricorderemo Tiziano Terzani, Fosco Maraini, Paolo Rumiz, Giuseppe Cederna. Di seguito, proponiamo un estratto delle motivazioni.

Questo di Antonio Moresco (e di Giovanni Giovannetti, perché le foto sono parte integrante del racconto) è un libro bellissimo.
È una narrazione vivida, struggente, talvolta spietata e talaltra analitica, mai fredda. È un viaggio al contrario, seguendo le tracce di un gruppo di Rom sgomberati dalla Snia di Pavia fino in Romania, nel cuore dell’inferno da cui sono fuggiti.
È l’oscuro viaggio nel cuore oscuro di quella parte d’Europa che preme per ottenere un po’ della civiltà e del benessere che noi abbiamo promesso loro dopo la fine ingloriosa dei regimi comunisti orientali, dispotici e retti  da veri e propri satrapi come nel caso di Ceausescu e che le nostre televisioni quotidianamente mostrano come a portata di mano. Ma quando essa ci si presenta col volto sporco e dolente di questi Zingari di merda scatta immediata la repulsione e la rappresaglia che spesso unifica, in un comportamento simile a quello di quei «fascisti dell’Illinois» giustamente odiati dal grande John Belushi in The Blues Brothers, destra Lega e sinistra.
«C’è tutta una fascia di miseria che attraversa il ventre d’Europa e che di qui si ramifica, venuta dagli spostamenti e dalle migrazioni antiche, spinta avanti o messa in fuga dalle masse barbare in guerra che premevano le une contro le altre, incalzate dai popoli selvaggi usciti dalle steppe come dal nulla. Queste migrazioni non sono avvenute solo in un lontano passato che non potrà più ripetersi. Avvengono continuamente, in modi e in forme diverse, sotto i nostri occhi. Gli uomini non stanno mai fermi. Vanno avanti, ritornano indietro, vanno ancora avanti, ogni giorno un metro in più, un chilometro in più, mille chilometri in più, a piedi, a cavalcioni degli animali, sulle macchine scalcagnate che corrono in piena notte sulle autostrade, sopra l’orizzonte curvato, dentro la nube gastrica dell’atmosfera, lungo i cerchi di questo piccolo pianeta rotante illuminato di tanto in tanto dalla stella del sole» (p. 36).
domenica, 28 giugno 2009 - link - commenti (2)

di Ivano Ferrari

Adiaccio randagio del caos
minzione d’arte per apparire,
poesia quando la procedura
è esatta overdose equipaggiata
d’armonia tra clandestini,
generazione chiavi in mano
per l’agorà di qualche morte.

Da Rosso epistassi [·] Effigie 2008
domenica, 28 giugno 2009 - link - commenti
di Bruna Iacopino


Come se non bastassero i diversi appelli lanciati da giuristi, enti e associazioni, ONG, e dallo stesso CSM - anche durante l'ultimo rapporto; dopo Amnesty international, adesso arriva la bocciatura di Human Rights Watch, l'organizzazione internazionale che si batte per la difesa e la promozione dei diritti umani nel mondo. Con un comunicato pubblicato il 22 giugno, HRW invita il senato italiano a bocciare in toto le norme contenute nel disegno di legge 733-B.
«Trattare gli immigrati come criminali non risolverà le sfide che l'immigrazione pone all'Italia», ha detto Judith Sunderland, ricercatrice esperta di Human Rights Watch. «Questo disegno di legge incoraggia soltanto l'intolleranza o peggio, nei confronti di individui che fanno una vita già abbastanza dura». Parole che pesano come macigni, e un protagonismo in negativo che di certo non rappresenta un gran vanto per il nostro paese, già gravato da cattiva fama a livello internazionale.
Sul sito dell'organizzaione campeggia in primo piano, come è ovvio che sia, la questione iraniana; mentre scorrendo tra le notizie, lo spazio dedicato all'Europa è occupato - nell' ordine da: Lituania, Kossovo, Italia e Russia.
Il comunicato stigmatizza le dichiarazioni di alcuni esponenti del Governo, incriminate come «retorica razzista», problema a suo tempo sollevato anche dal Capo dello Stato, e condanna fermamente l'introduzione del reato di immigrazione clandestina: «La discriminazione effettuata sulla base dello status di immigrazione o sulla nazionalità- si legge- è proibita dal diritto internazionale. Ciò significa che un trattamento differenziato sulla base della nazionalità debba essere strettamente giustificato come necessario e proporzionato ad un legittimo obiettivo».
Dunque non solo dubbi di incostituzionalità [come ben evidenziato nell'appello dei giuristi pubblicato qui di seguito]. Ad essere presi di mira sono i diritti dei migranti, ma il timore è che si arrivi ad una vera e propria legalizzazione della violenza e dell'intolleranza, in questi termini viene affrontata la questione “ronde”: «Legalizzare gruppi di vigilanti in un periodo di crescente intolleranza è una ricetta per il disastro», ha detto Sunderland. «Se questi gruppi usano violenza contro gli immigrati, lo Stato ne sarà direttamente responsabile».

* * *

Appello
contro l’introduzione dei reati di ingresso e soggiorno illegale dei migranti


Il disegno di legge n. 733-B attualmente all’esame del Senato prevede varie innovazioni che suscitano rilievi critici. In particolare, riteniamo necessario richiamare l’attenzione della discussione pubblica sulla norma che punisce a titolo di reato l’ingresso e il soggiorno illegale dello straniero nel territorio dello Stato, una norma che, a nostro avviso, oltre ad esasperare la preoccupante tendenza all’uso simbolico della sanzione penale, criminalizza mere condizioni personali e presenta molteplici profili di illegittimità costituzionale.
sabato, 27 giugno 2009 - link - commenti
di Franco Osculati


Dalla tornata elettorale ’09 il centro-sinistra esce con le ossa rotte, ma non annientato. Rispetto alle politiche dell’anno scorso, il Pd alle europee perde quattro milioni di voti, non tutti recuperati da Idv, dai radicali e dalle formazioni della sinistra. Il grave della situazione è che il centro-sinistra non deve fare i conti con emuli di Alcide De Gasperi o di Charles de Gaulle. Invero esso fronteggia niente meno che “papi”. Peraltro, sarà pur vero che l’eventuale “utilizzazione finale di escort” (sic!) ha danneggiato la figura del leader, ma non è meno certo che Pdl e Lega hanno accresciuto il proprio radicamento sul territorio. Alle amministrative il centro-sinistra ha perso, tra l’altro, a Pavia, Cremona e Milano.
Dunque, il centro-sinistra ha bisogno di una ristrutturazione. Dove ha vinto, esso contava su larghe coalizioni, spesso estese fino a Rifondazione. Inoltre, al referendum elettorale ha votato – e non sempre sì - non più del 23% dell’elettorato. Il Pd, come si ricorderà, si era espresso per il sì, fornendo un’ennesima prova di insipienza tattica e strategica. L’altezzosa vocazione maggioritaria del Pd, di veltroniana memoria, passa definitivamente agli archivi. Va invece rieditato l’Ulivo.
Mi auguro che al suo interno trovi velocemente completamento il progetto di “Sinistra e libertà”, vale a dire la costituzione di un soggetto politico che si proponga di tornare a governare, ove ricorrano le condizioni, e che sia inequivocabilmente individuabile dall’elettorato per i seguenti pilastri programmatici: laicità, sviluppo della scuola e dell’università pubbliche, salvaguardia dell’ambiente e impulso dello sviluppo sostenibile, tutela del lavoro e dei lavoratori. Circa l’ultimo tema proporrei due esempi.
sabato, 27 giugno 2009 - link - commenti
Questo blog non rappresenta una testata giornalistica, viene aggiornato senza periodicità, non è un prodotto editoriale ai sensi della L. n. 62 del 7.03.2001