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Ricominciare da qui. Persone che si riconoscono e che si mettono a sedere attorno allo stesso fuoco.
Se guardiamo le cose in superficie, tutto appare perduto nell’Italia di questi anni. La politica non sembra più in grado di fare passaggio verso qualcosa d’altro e di meglio. La cattiveria continuamente stimolata, l’inimicizia e il razzismo sono divenuti l’ultima e disonorevole ideologia indentitaria da gettare in pasto alle nuove plebi televisive ed elettorali. [...]
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Enrico Berlinguer
Sassari. 25 maggio 1922 – Padova. 11 giugno 1984


«Noi siamo convinti che il mondo, anche questo terribile, intricato mondo di oggi può essere conosciuto, interpretato, trasformato, e messo al servizio dell'uomo, del suo benessere, della sua felicità. La lotta per questo obiettivo è una prova che può riempire degnamente una vita. Compagni, proseguite il vostro lavoro... casa per casa... strada per strada... »
(Enrico Berlinguer, 7 giugno 1984)

Il Partito comunista italiano è un Paese pulito in un Paese sporco, un Paese onesto in un Paese disonesto, un Paese intelligente in un Paese idiota, un Paese colto in un Paese ignorante, un Paese umanistico in un Paese consumistico.
(Pier Paolo Pasolini)

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è un luogo di sconfinamenti e di sogno . di incontro e di scambio . tra persone
che ostinatamente non intendono rinunciare all'utopia né tantomeno separare
il pensiero dall'azione.
A sinistra, a destra, in tv e sui giornali stiamo assistendo all'uccisione del sentimento di verità: siamo in pochi a sporcarci davvero le mani mentre sarebbe necessario che molti si schierassero, in politica così come nel sociale [...]



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di Cgil Pavia e Unicef Pavia

 

 

 

Il giorno 27 Novembre, per decisione del Comune di Pavia, il nucleo dei Rom che vive a Fossarmato sarà sgomberato e disperso nella città, stessa sorte per due famiglie di Via San Carlo.

 Il Comune si è impegnato a trasferire nella struttura di accoglienza di Via San Carlo alcune delle famiglie di Fossarmato che hanno dimostrato di volersi integrare. Per tutti gli altri, la strada.

 La recente esperienza di sgombero della ex Snia che ha coinvolto 200 Rom dovrebbe avere insegnato che le persone rimangono comunque sul territorio (ora sono 150) e che nessun patto che unisca solidarietà e legalità può reggere, senza progetti di accoglienza e sostegno all’integrazione.

Con “patto” intendiamo il binomio “diritti/doveri”: i diritti comportano di dar vita a progetti centrati sul lavoro per gli adulti e sulla scuola per i bambini.

I doveri riguardano invece l’assunzione di responsabilità e l’osservanza delle regole di convivenza civile: se queste non vengono rispettate, il patto decade.

 Da anni il mondo del volontariato chiede all’amministrazione comunale un’azione di questo tipo: e’ stata chiesta alla giunta passata, lo si ripete ora.

 Se tra le famiglie di Fossarmato ci sono uomini difficilmente difendibili, la cui presenza ha creato forti tensioni nel quartiere ed esposto l’intera comunità Rom al dileggio ed alla ostilità, altri – e sono la maggioranza – tentano di essere lavoratori responsabili e genitori che danno valore alla scuola per i figli, pur tra mille difficoltà legate ai pregiudizi, alla crisi economica ed a un diverso stile di vita.

 Le assistenti sociali del Comune svolgono un importante lavoro di educazione, in particolare sui minori e sulle donne, al pari dei volontari della Associazione “Fuori Luogo” e della Comunità di Sant’Egidio, che a Pavia seguono il doposcuola di bambini e bambine. Occorre però che questo impegno non sia stato vano: bisogna almeno garantire che tutti, davvero tutti, possano terminare questo anno scolastico.

 In merito a cosa succederà ai bambini Rom dopo lo sgombero il Comune ha formulato una proposta che valutiamo irrealizzabile: propone infatti che tutti i 12 bambini sgomberati siano ospitati in una comunità, pur sapendo che i genitori non si separeranno mai dai loro figli né i figli dai loro genitori.

In questi giorni si sono celebrati a Pavia e in tutto il mondo i 20 anni della “Convenzione sui diritti dell’infanzia”. Così recitano alcuni articoli di questa Legge del nostro Stato: art. 2: «Si adottano tutti i provvedimenti affinché il bambino sia tutelato contro ogni forma di discriminazione o di sanzione motivate dalle attività dei suoi genitori»; art. 3: «In tutte le decisioni relative ai bambini l’interesse superiore del bambino deve essere una considerazione preminente»; art.12: «Si darà al bambino la possibilità di essere ascoltato in ogni procedura che lo concerne».

Se non si scommette sui bambini, su questa “seconda generazione” che frequenta le nostre scuole, che e’ diventata amica dei nostri figli, l’integrazione sarà sempre più difficile e la sicurezza urbana soltanto uno slogan. Dobbiamo offrire a ciascuno e a tutti i bambini Rom la possibilità di rompere il circolo vizioso di povertà, isolamento e pregiudizio, per costruire le basi di una reale convivenza di cui abbiamo un profondo bisogno .

Con questo appello chiediamo pertanto e solamente di pensare all’interesse superiore dei bambini e delle bambine, di non procedere proprio nel freddo dell’inverno allo sgombero di Fossarmato ma di attendere ancora qualche mese per giungere al termine dell’anno scolastico .

Ci rivolgiamo alla comunità cittadina, alle istituzioni ed al mondo del volontariato perché, pur nella fermezza del rispetto delle regole di convivenza, prevalga ancora la capacità di dialogo ed il senso di umanità e che ha sempre contraddistinto la città di Pavia.

 

martedì, 24 novembre 2009 - link - commenti

Da venerdì 6 famiglie e 15 bambini si troveranno in mezzo a una strada

Cosa fa l’opposizione in Consiglio comunale?

da Pavia, Irene Campari

 

 

La Giunta conferma lo sgombero delle famiglie Rom dai centri di accoglienza del Comune. «Salvi» però i bambini. E in quella volontà di «salvarli» o «aiutarli» separandoli dai genitori ci sta tutta la discriminazione secolare subita dai Rom. A quale altro gruppo sociale è mai stato riservato in blocco – e teorizzata – il trattamento della separazione familiare? Ciò che sta avvenendo è discriminatorio, e anche assurdo. Ciò che si chiede è che le famiglie possano permanere nei centri fino alla fine dell’anno scolastico. Lo capirebbe chiunque il perché, e il vantaggio per tutti, anche per i cittadini che pagano le tasse al Comune. Ma niente. E in questo niente c’è anche il silenzio dell'opposizione di centrosinistra in Consiglio comunale. Perché non hanno chiesto di riunire una Commissione consiliare aperta alle associazioni? Perché non c’è nessuno disposto a rimetterci la faccia e qualche voto per difendere un diritto dell’infanzia sancito anche dalle Carte internazionali dei diritti? Cosa è stato proposto in questi giorni dall’opposizione consiliare alla Giunta? Ha assolto al suo ruolo politico o no? Ferloni (Insieme per Pavia), Vigna (Idv), Albergati (Lista Albergati), Antonio Sacchi (Pd) e poi Lazzari, Ottini, Giuliani… cosa pensano di fare in vista dello sgombero di venerdì? Non si è ancora avuto modo di sapere cosa pensino di fare, se pensano di fare qualcosa. O dobbiamo già dare per assente l'intero Consiglio da questa partita? È meglio non esporsi troppo, e lasciare che passino sottotraccia questi giorni? Giorni comunque desolati per Pavia: oggi, 24 novembre 2009, sul quotidiano locale compaiono in prima pagina due notizie, una riguardante lo sgombero dei Rom e la «salvezza» in convitto, senza genitori per i bambini, e l’altra l’interesse della Direzione distrettuale antimafia per l’indagine in corso sulle bonifiche nelle aree dismesse.

martedì, 24 novembre 2009 - link - commenti

da Milano, Luciano Muhlbauer

 

 

A Stefano Maullu la fantasia non manca, vista la bufala della sentinella fai da te. Quello che gli manca è purtroppo un minimo di serietà, considerato che di mestiere fa l’Assessore regionale alla Polizia Locale e non il cabarettista. Il suo attivismo mediatico contrasta radicalmente con la realtà dei fatti, poiché è stato proprio il suo assessorato a tagliare drasticamente i fondi per la sicurezza urbana agli enti locali.

Per dirla con i numeri, con i fondi erogati da Regione Lombardia agli enti locali per i progetti in materia di sicurezza urbana, nel 2009 siamo tornati letteralmente ai livelli del secolo scorso. Infatti, nel 2000 furono erogati quasi 7 milioni di euro, contro i soli 4,5 milioni di euro di quest’anno. Ma l’entità dei tagli è ancora più evidente se consideriamo gli ultimi cinque anni, cioè quelli relativi all’attuale legislatura: nel 2005 furono infatti erogati 13 milioni di euro.

Siamo di fronte, cioè, a un parabola discendente, anno dopo anno: € 6.972.168,15 (anno 2000), € 9.296.224,17 (2001), € 9.296.039,94 (2002), € 12.492.648,31 (2003), € 13.000.000,00 (2004), € 13.000.000,00 (2005), € 10.425.605,72 (2006), € 8.433.736,58 (2007), € 6.750.467,82 (2008), € 4.500.000,00 (2009).

Considerando questi dati, capiamo senz’altro perché dopo il fallimento delle ronde qualcuno a destra si inventi ora una versione italica del neighbourhood watch. Non perché serva a qualcosa sul piano della sicurezza, salvo diffondere un po’ di malsana cultura della delazione, ma perché è praticamente a costo zero. Le istituzioni, al massimo, pagheranno qualche cartello, il resto è affidato al volontarismo del singolo cittadino.

Insomma, un ottimo investimento. Costa poco, evita all’assessore di parlare delle cose reali, cioè dei tagli, e offre una straordinaria occasione per inondare i media di chiacchiere.

Perché solo di chiacchiere si tratta e questa “proposta della Regione” è talmente poco seria che non se ne trova traccia non solo negli atti istituzionali, ma nemmeno sui siti web della Regione, compresa la pagina dell’Assessorato di Maullu. Per trovare qualche informazione sul cosiddetto “controllo di vicinato” bisogna, invece, andare sul blog personale di Maullu, dove si scopre che il tutto è semplicemente una raccolta di firme online per una petizione, rivolta ai sindaci.

lunedì, 23 novembre 2009 - link - commenti

 

Ieri, 20 novembre 2009, una delegazione di Rom sgomberati dal campo di via Rubattino, accompagnati da una maestra del plesso didattico di via Feltre e dal presidente dell’associazione dei genitori, nonché dal Naga e da un rappresentante del Tavolo Rom sono stati ricevuti dal vice Prefetto Tortora. Nel contempo un presidio di oltre 100 cittadini e rom hanno mantenuto un presidio silenzioso davanti alla Prefettura. Nel corso del lungo incontro, durato un’ora, gli abitanti del campo hanno descritto le modalità reali dello sgombero, l’assenza di alternative abitative, la separazione dei nuclei familiari, l’offerta di un’accoglienza abitativa per sole 4 madri con figli sotto i sei anni. Oggi circa 200 persone si ritrovano senza nulla, con bambini anche piccolissimi, molti ammalati, ridotti ad accamparsi sotto il ponte della tangenziale all’altezza di via Rubattino. I Rom hanno chiesto: di essere accolti nelle strutture di emergenza della Protezione civile comunale, site in via Barzaghi; di essere disponibili alla coprogettazione di un percorso non assistenziale di inserimento abitativo delle famiglie; all’unisono tutte le associazioni del Tavolo Rom presenti al presidio convocato dal Naga hanno chiesto l’immediata apertura della struttura, come già accaduto in altre occasioni, per ragioni di emergenza umanitaria, per tutelare la salute dei bimbi presenti e per garantire il rispetto dei diritti fondamentali della persona. 

Dal canto suo, il vice Prefetto Tortora ha:  riconosciuto come assai importanti i legami di solidarietà profonda stabilita con gli abitanti del quartiere, e con tutti le insegnanti delle tre scuole elementari; si è impegnato affinché il Prefetto contatti immediatamente il sindaco di MIlano sollecitando la repentina apertura della struttura di via Barzaghi;  ha affermato che avrebbe dato risposta questa sera stessa rispetto alla disponibilità del Comune di Milano di aprire le strutture della Protezione Civile; ha riconosciuto come di un segnale importanza la disponibilità dei Rom di impegnarsi in prima persona nella ricerca di una soluzione abitativa;  si è impegnato a rappresentare al Comune di Milano le proposte complessive emerse; ha riconosciuto la grave situazione di emergenza umanitaria e di pericolo per l’incolumità delle persone della situazione venutasi a creare.

 A fronte di queste richieste, la risposta dell’Assessore Moioli al Prefetto è stata di completa chiusura. Non ci si può certo fermare di fronte a questa risposta. La richiesta al sindaco di Milano è diretta: si apra la Protezione Civile. La situazione delle persone sgomberate è quella di una vera e propria emergenza umanitaria.

 

I presenti all’incontro con la Prefettura: Valentin Sandu, Viorel Vaduva, Marta Pepe, Flaviana Robbiati, Domenico Protti, Tommaso Vitale, Luciano Muhlbauer, Ines Patrizia Quartieri, David Gentili

 

sabato, 21 novembre 2009 - link - commenti (2)

Da Pavia, Irene Campari *

 

Quella sulle bonifiche è una delle più consistenti e profonde inchieste mai avviate in Lombardia negli ultimi anni, avvicinabile per entità e vastità a quella che ha riguardato l'ex area Omar-Petrol Dragon di Lacchiarella e Dresano, o a quella, per rimanere nel pavese, che ha coinvolto nel 1995 l'ex area Zeta Petroli di Albaredo Arnaboldi e l'ex San Martino immobiliare di Tromello. È di queste ore la notizia che anche un magistrato antimafia sia stato cooptato nel pool milanese di magistrati inquirenti; si fanno i nomi di figure responsabili di imprese in odore di mafia dedite al movimento terra. In questi mesi, altre inchieste avevano portato in carcere esponenti della 'ndrangheta che da decenni operano nel sud milanese, in particolare a Buccinasco, nel movimento terra e nello smaltimento di rifiuti e che avrebbero fatto di questo business quasi un monopolio territoriale. Alcuni giornalisti ne avevano già fatto oggetto di pubblicazioni, allertando l'opinione pubblica sul pericolo più che reale di integrazione degli interessi criminali nell'economia produttiva dell'area tanto prossima a Pavia. Anche alcuni uomini di teatro hanno offerto il loro contributo alla consapevolezza. Voglio ricordare, per esempio, Giulio Cavalli, attore di Lodi, sotto scorta poiché minacciato dalle cosche che non vedevano (e non vedono) di buon occhio il suo spettacolo teatrale "Do ut des", sul tema della mentalità mafiosa. La settimana scorsa, Cavalli ha allestito il suo spettacolo a Buccinasco. Terra tristemente nota per il radicamento di alcune cosche calabresi, Barbaro e Papalia innanzitutto. Il Comune di Buccinasco è noto anche per aver negato la cittadinanza onoraria a Roberto Saviano. Le cosche Barbaro Papalia sono nominate nell'articolo che oggi “Il Giornale” dedica alle inchieste sulle bonifiche condotte non solo in Lombardia dalle società di Giuseppe Grossi. Ma un'altra cosca fu nominata direttamente dall'imprenditore quando, nel febbraio scorso, ad inizio indagini, dichiarò che si era liberato dagli 'ndranghetisti del clan Mazzaferro che avrebbero avuto in mano una delle società da lui rilevate. Abbiamo anche letto in reportage informati che spesso di certa manodopera, se si vuol vivere tranquilli, non si può fare a meno poiché i mezzi che usano per persuadere sono molto convincenti. I quadri immaginari che suscitano però mozziconi di informazioni che rimbalzano da certe inchieste sono deprimenti e desolanti come l'età che viviamo: migliaia di camion caricati di rifiuti nocivi che di notte percorrono strade su strade per depositare clandestinamente il loro oro (tanto vale) in bui anfratti nascosti spesso in luoghi densamente popolati. È questa l'Italia produttiva della delocalizzazione nell'Est europeo e nel sud est asiatico? È anche a questo che ci ha portato la riconversione del territorio da industriale a residenziale e commerciale? È la parte dell'inchiesta che dovrebbe interessare tutti gli ambientalisti, anche quelli che finora sul fronte delle bonifiche locali non hanno mai detto nulla. Ed è anche quella che dovrebbe far riflettere, in generale, coloro che hanno sostenuto che la mafia nel pavese non esiste, relegando il dramma alle fabule arcaiche dei mafiosi analfabeti e alle terre sfortunate del Sud. Qualcuno si può anche illudere ancora, ma la realtà sembra disgraziatamente smentirlo un giorno sì e l'altro pure.

giovedì, 19 novembre 2009 - link - commenti
di Giovanni Giovannetti


Marin e la sua famiglia (la moglie Olga incinta da tre mesi, due bambini e Cassandra, l’anziana madre) vivono da un paio d’anni a Fossarmato nel centro di accoglienza del Comune di Pavia. L’altro ieri Marin è venuto a trovarmi con in mano l’intimazione comunale a fare fagotto entro il 27 novembre. L’hanno inviata a sei famiglie. Marin ha precedenti penali di poco conto, piccoli reati contro il patrimonio, e una scarsa propensione al lavoro. Gli ho segnalato una casa colonica offerta in affitto presso Scarpone, una buona casa a un prezzo conveniente, ma l’ha rifiutata perché c’era «l’affitto da pagare» e lui dice che soldi non ne ha. Ho allargato le braccia. Non rimarrebbe che sollecitare il Comune a concedere altro tempo, almeno fino alla conclusione dell’anno scolastico, evitando tuttavia che Marin sprechi questo tempo nell’ attesa passiva di un lavoro o di un ravvedimento comunale, istituzione fino ad ora poco incline a considerare le politiche di inclusione, specie sotto elezioni (a marzo si tornerà a votare), elezioni che cadono in un momento delicato per il locale Partito delle libertà al governo, perché alcuni membri autorevoli del suo clan sono tenuti in galera: sono imprenditori come il bonificatore Giuseppe Grossi o l’ex assessore provinciale Rosanna Gariboldi, moglie dell’amico di Grossi nonché vicecoordinatore nazionale del partito on. Giancarlo Abelli, accusati per reati contro il patrimonio ben più impressionanti di quelli commessi da Marin. Il rumeno, diversamente dalla signora Gariboldi, non dispone di un conto cifrato a Montecarlo né possiede quote in società dedite alle speculazioni immobiliari, società che portano i neanche fantasiosi nomi di Pellicano o La Perla.

«Se ne parla troppo», ammonisce il più che garantista sindaco di Pavia Alessandro Cattaneo; se ne parla troppo, «e vedremo se i giornali riserveranno la stessa attenzione» alla signora quando tutto prima o poi «verrà chiarito». Il giovane destrorso Cattaneo lo avremmo preferito altrettanto prudente ai primi di ottobre 2009, quando ha denunciato (sui giornali e non in Procura) inesistenti casi di pedofilia minorile tra i Rom ospiti della struttura comunale di via San Carlo, senza prima verificare la fondatezza di ciò che la dirigente dei Servizi sociali Carla Galessi lo aveva ammaestrato a dire.

domenica, 15 novembre 2009 - link - commenti (2)
di Sergio Baratto

 

L'ennesima legge salva-premier è una porcata talmente infame, talmente schifosa e inaccettabile (anche per gli effetti che avrebbe su molti altri processi), talmente incompatibile con qualsiasi concetto di democrazia, giustizia ed equità, che se finirà per passare, come le precedenti, nella rassegnazione o con il consenso idiota dell'opinione pubblica senza provocare una doverosa, energica e risolutiva reazione di rigetto – che la spazzi via e che possibilmente spazzi via anche i suoi artefici, cui per troppo tempo è stato concesso di trascinare la collettività e le nostre singole vite nel marciume e nella rovina – vorrà dire che il nostro Paese ha perso l'intelligenza istintiva che presiede ai meccanismi di autodifesa e sopravvivenza. Cioè, in altre parole, che è un paese condannato a morte sicura.

venerdì, 13 novembre 2009 - link - commenti

di Alberico Giostra

 

1. Come ha comperato i suoi appartamenti, compresi quelli dei suoi familiari? C'è chi scrive che per acquistarli ha utilizzato soldi del partito, se Di Pietro è al di sopra di questi sospetti metta a disposizione i movimenti a dare e avere dei suoi conti, di quelli del partito e di quelli della tesoriera On. Mura.

 

2. È vero che Di Pietro ha acquistato e rivenduto un terreno alla Coca Cola in Romania? E' vero che possiede un appartamento a Praga?

 

3. Perché Di Pietro nell'articolo su “Libero” del gennaio 2009 sui suoi appartamenti non ha citato l'acquisto della seconda masseria a Montenero di Bisaccia?

 

4. È in grado Di Pietro di affermare con certezza che sia sua moglie che suo figlio Cristiano hanno acquistato con propri soldi i loro immobili? Cristiano in particolare pagherà con suoi denari la villa di 450 mq. che sta costruendo a Montenero di Bisaccia?

 

5. Perché ha fatturato spese di ristrutturazione della sua abitazione romana a nome del partito? Non è forse un falso? È questo un comportamento consono al capo di un partito che fa della legalità e della moralità i suoi caposaldi? Quanto volte lo ha fatto?

 

6. Intende Di Pietro inserire nello statuto norme per impedire episodi di familismo?

 

7. Intende Di Pietro inserire nello statuto un'anagrafe patrimoniale dei candidati, e degli eletti?

 

8. Che cosa intendeva dire quando a Veltri ha detto che voleva candidarsi al Mugello perché Pacini Battaglia aveva paura solo degli uomini del palazzo e perché lui aveva tanta paura di Pacini Battaglia?

 

9. In che rapporti Di Pietro era con Bruno Contrada prima che fosse arrestato?

 

10. È vero che Di Pietro ha fatto parte della scorta armata del generale Dalla Chiesa? E a che titolo?

 

11. Può dire con esattezza quando, nel 1992, è partito per il Costarica e se una volta avvertito che era in pericolo di vita insieme a Borsellino, ha chiamato il magistrato siciliano?

 

12. Perchè Di Pietro non ha mai indagato sull'Alta velocità?

 

13. Che fine hanno fatto le carte sulla cooperazione di Paraggio sparite a Milano e per caso c'entra qualcosa il maggiore D'Agostino?

 

14. Il 31 marzo 2003 Di Pietro era effettivamente a Busto Arsizio ad approvare il bilancio del partito il giorno prima che scadessero i termini e Mario Di Domenico, che afferma di non essersi mai mosso da Roma, era davvero presente alla riunione dell'associazione IdV? Se non lo era il verbale è nullo e Di Pietro deve restituire i soldi pubblici indebitamente incassati nel 2003.

 

15. Come ha saputo Di Pietro che suo figlio era indagato insieme a Mautone a Napoli? A Travaglio e Gomez ha detto che lo ha saputo dal Velino, ma “Il Velino” non ha mai scritto che anche Mautone era indagato.

 

16. Perché Di Pietro ha creato un'associazione privata a fianco del partito e alla quale ha riservato il controllo dei finanziamenti? Chi ha concepito questo disegno?

 

17. Perché Di Pietro ha nascosto a Veltri, che era il numero 2 dell'IdV, che stava per fondare dal notaio un'associazione privata a tre con la Mura e Di Domenico?

 

18. Perché nei bilanci del partito sono stati indicati come erogati i soldi per le attività a favore della partecipazione delle donne alla politica, come vuole la legge sul rimborso elettorale, mentre la responsabile, Montanelli sostiene di non aver mai visto questi soldi?

 

19. È vero che alla tesoriera On. Mura sono state rimborsate le spese di viaggio e alloggio a Bologna, dove è responsabile del partito? Se è vero, accade così per tutti i responsabili regionali che sono anche deputati?

 

20. È pronto Di Pietro a cedere gratuitamente al partito il simbolo che è di sua proprietà?

martedì, 10 novembre 2009 - link - commenti

da Pavia, Giovanni Giovannetti



Acqua pubblica o in mano ai privati? Quale principio sosterrebbero gli attuali elettori della Lega Nord, una parte dei quali sono ex elettori delusi della sinistra? Cosa dovrebbe pensare chi vuole essere «padrone a casa sua» di fronte alla notizia che il presidente dell’Asm pavese Giampaolo Chirichelli (Lega Nord, nonché presidente del cda di Finlombarda, la società a cui l’Ato pavese deve ricorrere per i finanziamenti) fino a ieri è rimasto seduto al tavolo con i rappresentanti della multinazionale francese Veolia, a cercare un accordo per la privatizzazione dell’erogazione dell’acqua in provincia di Pavia? Ora Chirichelli si dichiara fiero avversario della cessione dell’acqua ai privati, e annuncia un’associazione temporanea di imprese pubbliche pronta a concorrere; ma a quel tavolo, con al fianco il chiacchierato Tedesi e Bina, insieme a Veolia c’era il leghista Chirichelli e non «quella parte di sinistra che ha annunciato il posizionamento di gazebo per la raccolta di firme contro la privatizzazione dell’acqua. Quel gazebo – ironizza il presidente di Asm  – potrebbero cederli alla Lega, che ne ha bisogno» (“La Provincia Pavese”, 8 novembre). Per farne che? Per lavorare, come già l’anno scorso, alla raccolta delle firme per un referendum contro la legge regionale 18/2006 che regalava ai privati l’erogazione dell’acqua lombarda? (referendum sostenuto da numerosi benemeriti Comuni a guida leghista) O per darla a bere ai propri elettori, con la barzelletta dell’accordo temporaneo tra imprese formato dalle sette sorelle Asm provinciali più la milanese Amiacque? Veolia non ce la siamo affatto tolta di torno; ha risorse e potenti sponsor, e concorrerà da sola. E ora? I sedicenti neoguelfi della cordata Asm scendono in campo per vincere o per partecipare? È una manovra per donare l’acqua pavese ai francesi già “padroni in casa d’altri” oppure, contro i «forti competitori» d’oltralpe, il locale Pier Capponi, a capo della super indebitata Asm, saprà far tuonare le sue campane e mettere sul piatto risorse nonché cospicue dosi del padanico celodurismo?

Se sull’acqua la Lega sarà partito di lotta o di latta, e cioè se tutto questo si rivelerà una grande presa in giro o meno lo sapremo a fine gennaio, all’apertura delle buste contenenti le offerte. A meno che… A meno che, oltre a «quella parte di sinistra», anche Lega ed altri finto-duriepuri da subito incalzino i sindaci della provincia per sollecitarli a recepire le modifiche alla legge 18/2006, quelle contenute nella successiva legge regionale 1/2009 (adottata nel gennaio scorso per scongiurare il rischio di referendum), legge assai pasticciata, che tuttavia non obbliga più alla messa in gara ma, a certe condizioni, consentirebbe l’affido diretto della gestione e dell’erogazione a una società pubblica. Con buona pace di Veolia o chi per essa. “A meno che…”, perché, ahinoi, il coraggio dimostrato dal fiorentino Pier Capponi di fronte a Carlo VIII di Francia, manzonianamente, uno non se lo può dare.

domenica, 08 novembre 2009 - link - commenti
«La normativa impone di privatizzare il servizio idrico integrato». Falso: lo dimostra l’Ordine degli avvocati di Napoli, lo conferma la Corte dei conti della Lombardia

«L’acqua pubblica è possibile, per legge. Lo dimostra un’analisi puntuale della normativa». L’avvocato Maurizio Montalto è il vice-coordinatore della Commissione ambiente all’interno del Consiglio dell’Ordine degli avvocati di Napoli. E l’analisi della normativa italiana ed europea è riassunta in un parere tecnico che la Commissione ha prodotto «con l’obiettivo di uscire dalla confusione che ha fatto seguito all’introduzione dell’articolo 23 bis della legge 133/2008» (vedi Ae 98). Un documento che entra in tackle scivolato, quasi sulla linea di porta, a fermare i progetti di privatizzazione del servizio idrico integrato, fornendo argomenti a movimenti ed enti locali. «L’obbligo di affidare il servizio attraverso una gara d’appalto non c’è. Ci sono due possibilità. Che derivano da una scelta di fondo cui sono chiamate le amministrazioni. Se decidono che il servizio idrico integrato ha “scopo di lucro”, allora si applica la legge 133 del 2008. In questo caso, resta una residua possibilità di non andare a gara, tramite l’affidamento diretto, o in house, ma pur sempre a una società per azioni. Diverso è il caso in cui le amministrazioni decidano di considerare il servizio “senza scopro di lucro”. In questo caso, l’ipotesi migliore è farlo gestire da un’azienda speciale».

venerdì, 06 novembre 2009 - link - commenti
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